Sogno la fine di Briatore
Uno così poteva diventare “importante” solo in un paese di dementi come l’Italia. Flavio Briatore, truffatore, baro, compare di mafiosi (ricorrono nella biografia sua e dei suoi soci omicidi o tentati omicidi portati a termine con esplosivi) e apologi di Adolf Hitler: un tipo che quando te lo dovessi trovare vicino su un autobus, ti verrebbe subito da tastarti la giacca dal lato dove tieni il portafogli, per controllare che sia ancora lì. Uno che, se ti dà la mano, tocca correre subito a cercare il flacone dell’Amuchina Gel per disinfettarsi.
Ma di truffa in truffa, di affare sporco in affare sporco, il nostro ha messo su un bel po’ di denaro, cosa che lo ha candeggiato agli occhi dei giornali: non più soggetto da cronaca nera, ma “businessman”, non volgare, ripugnante gigolò di provincia, ma raffinato playboy (gli si attribuiscono infatti improbabili quanto platealmente esibite frequentazioni di donne belle quanto prive di cervello, come la Campbell – e, a giudicare dall’ultimo exploit, anche la sua attuale moglie proprio un genio non deve essere…).
Ora, visto che siamo in Italia, uno come Briatore, ovvero l’ipotiposi vivente della disonestà furbizia avidità, probabilmente ha la fedina penale pulita (i reati per i quali è stato condannato – in contumacia – sono stati amnistiati). Per cui la notizia che finalmente lo hanno beccato per evasione fiscale mi fa letteralmente godere: finalmente hanno inchiodato uno di questi disgustosi parassiti con la residenza a Londra ma con il culo piazzato in Italia, uno di questi vergognosi paraculi che scorrazzano sulle Bentley e sui panfili tamarri intestati ai “trust” con residenza nei paradisi fiscali. Certo, un Briatore avrà certamente uno stuolo di avvocati e di commercialisti che sistemeranno la cosa in tempo zero, e presto la vicenda del sequestro della sua bagnarola da 52 metri, diventerà solo l’ennesimo espediente per far fare un titolo alla Gregoraci; certo, una vicenda di questo tipo, che per un normale cittadino onesto sarebbe fonte di imbarazzo e preoccupazione, per una blatta è invece ghiotta occasione di pubblicità.
Briatore e Gregoraci sono perfetti esemplari di Italiani: quando vengono beccati, eccellono nell’arte del piagnisteo. Quindi un normale e giustificato, ancorché – c’è da giurarci sopra – transitorio sequestro di uno yacht usato in Italia in spregio a tutte le assurde pretese fiscali con cui lo stato ladro rende la vita impossibile ai cittadini onesti viene narrato come la violazione della quiete di una neomamma e di un bebé di due mesi (a proposito, ma come si fa a chiamare un bambino con il nome d’arte di un rapper austriaco?).
La cosa sconvolgente è che perfino le incaute parole della Gregoraci al/alla giornalista diventano occasione di di dibattito: ci sono i liberali, che riterranno eccessive le (normali) misure adottate dalla Guardia di Finanza e i massimalisti che invece fremeranno di odio e di disprezzo per la tracotanza, la stupidità, l’insensibilità di simili dichiarazioni. Alla fine perfino chi quei due li considera il male assoluto, finisce per scriverci sopra.
