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Fetta di culo a domicilio…

01/06/2010

Quante volte abbiamo sentito, o pronunciato, la mitica espressione di slang: “e che vuoi di più… una fetta di culo?”. Adesso, finalmente potrebbe essere arrivato il momento di passare dalla fantasia ai fatti. Gunther von Hagens, l’ingegnoso pervertito che utilizza in modo industriale corpi di persone defunte per realizzare delle rappresentazioni a metà tra il didattico e il teatro degli orrori, ha finalmente realizzato il suo sogno: poter vendere i suoi “lavori” in tutto il mondo: i prezzi non sono modici (600 euro per un frammento di cranio umano, 3.500 euro per i polmoni di un ex fumatore, mentre con meno di 200 euro vi portate a casa un pezzo di mano) ma il divertimento è assicurato.

Che l’interesse di von Hagens per la morte dei suoi simili sia frutto di un disturbo mentale è fuor di dubbio (si è divertito ad imbalsamare con la sua innovativa tecnica che rende i cadaveri modellabili a piacimento “come se fossero fatti di carne macinata” anche donne incinte all’ottavo mese, neonati e feti e che si serva, per reperire materia prima, delle spoglie dei prigionieri cinesi giustiziati). Quello che mi stupisce, però, è che la sua esposizione itinerante (Body World Exhibitions) abbia attirato milioni di spettatori (paganti). Insomma, vi sono persone, molte persone, disposte a separarsi volentieri del loro denaro per assistere allo spettacolo sconvolgente di un bambino perverso che, invece che massacrare gli animaletti, gioca con i cadaveri, allestendoli nei modi più “creativi”, in tableaux vivants (si fa per dire) di corpi intenti a fare sport, a giocare a carte – non poteva mancare, ovvio, la “coppia” impegnata in un “rapporto sessuale”.

Segno che l’ossessione della morte che ci stringe nelle sue grinfie può prendere talora delle strane vie pur di arrivare a bussare, lievemente, sulla nostra schiena viva con le sue dita fredde. Segno che non sempre e non tutti capiscono veramente che cosa aborrono e che c’è anche (e sembra siano non pochi) che all’orrore corrono incontro a passo di danza e sorridendo. Von Hagens sostiene che tutti i cadaveri che utilizza sono stati donati volontariamente dai possessori temporanei quando erano in vita: se così è, anche questo è interessante. Fino a dove si può spingere la vanità umana? Quale forma patetica di conato di superamento della morte, quello di immaginarsi per sempre sotto gli occhi di un pubblico ottenebrato dal consumo e dall’ignoranza, che si sofferma a rimirare muscoli tendini ossa cartilagini che un folletto idiota ha acconciato in qualche macabra maniera? O forse dalla follia infetta di Von Hagens possiamo trarre un utile insegnamento sul fatto che siamo nulla e siamo materia – e finiremo per divenire materiale per qualcosa d’altro?

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  1. Giuliano permalink
    01/06/2010 11:18 am

    Ho sempre pensato che se facessi il medico farei il patologo o il ginecologo. Il ginecologo perchè spesso si assistono pazienti non malate, anzi, in un periodo felice della loro vita; il patologo perchè non si possono commettere errori che nuocciono al paziente…

    Personalmente non mi scandalizza nè mi disturba più di tanto il lavoro di questo patologo di mezza età. Che quello che fa sia arte, è tutto un altro discorso. I visitatori vanno alle mostre non per amore del bello, ma per banalissima e triste morbosità umana.

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